Sul nome e sulla storia del sito Caput mundi doveva calare la damnatio memoriae, la congiura del silenzio: il sito doveva sparire dalla carta geografica.

 

Se la religione cristiana all’inizio corroborò e diede nuova linfa alla religione naturale e semplice del Cao del mondo, per quale motivo ad un certo momento della storia essa divenne causa o pretesto di eventi così drammatici e cruenti come la lotta contro gli eretici dei secoli XI-XIII?

La religione cristiana, come detto, entrò, se pure a fatica almeno inizialmente, nel gradimento degli abitanti del Caput mundi per i suoi caratteri di semplicità, essenzialità, spirito di fratellanza, ma soprattutto perché essa apparve come l’unica organizzazione sociale in grado di supplire all’Impero ormai in disfacimento.

Nei secoli successivi, a seguito delle vicende note con il nome di “lotta per le investiture” apparve chiaro, agli occhi dei fedeli, il contrasto tra il messaggio evangelico e la pratica di vita di coloro (vescovi ed abati) i quali dovevano essere esempio delle virtù cristiane.

Dai Monumenta Germniae historica, Leges, Capitularia, già all’anno 811 nei Capitularia Regnum Francorum si legge “…i più poveri lamentano di essere stati defraudati dei loro beni; di questo accusano i vescovi, gli abati, i loro rappresentanti laici, i conti ed i loro subordinati…” (vedi Il Medioevo, vol 4, p 546-8, Ed. La Biblioteca di Repubblica-L’Espresso).

I cristiani di Germania, come probabilmente quelli del Cao del mondo, coglievano (leggevano) con chiarezza l’intreccio e la corresposabilità del potere politico con il potere religioso nelle malefatte ai loro danni. Di tutta la faccenda essi tuttavia coglievano solo l’aspetto religioso ed auspicavano solo una riforma ecclesiastica, la quale riconducesse vescovi ed abati al loro compito di pastori, eletti per predicare il Vangelo e per difendere e proteggere gli umili ed i deboli.

Ben diversa e molto più pragmatica era la visione del problema da parte di imperatori, principi e sovrani (potere politico) e di papi, vescovi ed abati (potere religioso). Per loro ovviamente la partita era tutta politica: chi e come doveva reggere e governare la società e con quale legittimazione ed autorità.

Essi vedevano in coloro che chiedevano riforme, anche solo religiose, dei potenziali, sia pure inconsci, destabilizzatori del sistema. Infatti questi così detti riformatori mettevano in dubbio la guida politica, perciò in ultima analisi, per chi deteneva il potere, la questione si riduceva a “o noi o loro”.

Con parole diverse, ma di significato analogo, un inviato del re d’Inghilterra, Enrico II Plantageneto, presso il Concilio Lateranense III del 1179, riassumeva timori e volontà di procedere della Curia Romana nei confronti di riformatori cenciosi, ancorchè animati da buone intenzioni “… qualora li ammettessimo, ne saremmo scacciati.”

Il potere politico ed il potere religioso, pur in continua lotta tra loro (vedi “lotta per le investiture”), erano giunti ad una commistione totale per cui, nelle situazioni di pericolo comune come questa, si spalleggiavano con solidarietà ed efficacia degne di miglior causa.

Per questo motivo in sostanza si arrivò nel 1122 al Concordato di Worms tra l’imperatore Enrico V ed il papa Callisto II. L’accordo tra i due massimi esponenti del potere politico e del potere religioso diede così il primo e mortale colpo ad ogni tentativo o velleità di riforme dal basso. Se una riforma si doveva fare, essa doveva provenire solo dall’alto, cioè dalle massime autorità e senza turbare l’ordine gerarchico.

Seguì poi nel 1184 l’accordo tra Federico I Barbarossa e papa Lucio III, con il quale si istituiva presso ogni diocesi un tribunale che scovasse e giudicasse eventuali eretici “dopo giusto processo (= inquisitio = inquisizione!)”.

Ci fu così la lotta (o crociata) contro le eresie e contro gli eretici, magari anche con tentativi di giustificazione ideologica, che si esprimevano attraverso roboanti proclami: “…l’ordine della natura…la concordia ordinum…la pace sociale…la volontà di Dio…la salvezza delle anime…”. In concreto tuttavia imperatori e papi, principi e sovrani, vescovi ed abati volevano mantenere l’assetto sociale esistente che riservava a loro il potere politico e ne garantiva tutti i vantaggi conseguenti.

Essi in sostanziale accordo combattevano eresie ed eretci, formalmente per mantenere la retta fede, la pace sociale e per raggiungere la salvezza delle anime, in concreto però i loro obiettivi erano il potere ed i privilegi.

Ma il Cao del mondo cosa c’entra con tutto questo?

Al tempo dello Scisma d’Oriente, 1054, il papa Leone IX dichiarava “illegittima e proterva” la pretesa di Michele Cerulario, patriarca di Costantinopoli (la città allora più potente e più ricca di tutta la cristianità), di chiamarsi “patriarca ecumenico”, poiché solo la Chiesa di Roma, nella sua sede, era la vera caput et mater ecclesiarum (capo e madre di tutte le chiese).

Ma se invece di Costantinopoli e del suo patriarca (vicenda che portò ad una spaccatura della cristianità che dura tuttora) si fosse trattato di una piccolissima località sperduta a nordest di Padova che aveva la protervia e la pretesa di chiamarsi Caput mundi, sede di una pieve, cioè di una chiesa madre di altre cappelle minori e per di più con la presenza di qualche Catarino, Beghino, Scolaro, Pataro ecc. cosa avrebbe potuto pensare, cosa avrebbe dovuto fare chi aveva il compito di reggere e guidare le sorti del gregge di Dio?

Il destino del Caput mundi o Cao del mondo e della sua Pieve era segnato.

Il sito doveva sparire dalla carta geografica.

Ora infatti al punto Caput confinano quattro paesi, mentre un tempo, prima della lotta contro gli eretici del sec. XIII, verosimilmente tutta la zona era un’unità amministrativa indivisa; infatti al tempo dei Longobardi, sec. VII-IX, c’era lo sculdascio o centenario, come testimoniano documenti medievali e le attuali famiglie Centenaro.

La Pieve del Cao del mondo doveva perdere il suo ruolo di chiesa matrice, che sarebbe passato alla chiesa di S. Giorgio delle Pertiche. Anche fisicamente l’edificio della chiesetta doveva cambiare di posto e trasferirsi dalle rive dell’Orcone alle rive del Tergola, su una lieve altura (all’uopo detta Colle) dove già c’era un castelliere.

La topografia e la toponomastica, i nomi e soprannomi di famiglie ed alcuni documenti sul passaggio di pievania testimoniano la fine drammatica del sito Caput mundi o Cao del mondo e della Pieve di Santa Giustina in Colle a Cao del mondo, mentre invece, sulla lotta cruenta contro gli eretici nello stesso luogo, non esistono documenti, ci sono soltanto indizi, ma folgoranti e terribili.

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Unità amministrative

Attualmente il sito Caput mundi o Cao del mondo risulta diviso in quattro parti, appartenenti a quattro paesi: Camposampiero, Santa Giustina in Colle, S. Giorgio delle Pertiche, Borgoricco.

Anticamente esso costituiva una unità amministrativa unica; ciò è confermato dall’antico nome Campo Arcone, dalla sede della primitiva chiesetta della Pieve di Santa Giustina in Colle a Cao del mondo e dalla presenza dello “sculdascio” o centenario longobardo, come attestato dal cognome Centenaro di varie famiglie in via S. Stefano a Cao del mondo.

L'AUTORE

ANTONIO GUIDI

Eresie al Cao del mondo
Sono Antonio Guidi, nato e residente a S. Giorgio delle Pertiche (PD), nella contrada delle Tese. Sono un appassionato studioso del Cao del mondo, dal punto di vista storico, geografico e culturale.
Antonio Guidi Ha svolto la professione di insegnante negli istituti tecnici di scuola media superiore.
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BIBLIOGRAFIA

CAO DEL MONDO – IL CAPUT MUNDI DI SANTA GIUSTINA IN COLLE – Ed. 2009

CAO DEL MONDO – IL CAPUT MUNDI DI SANTA GIUSTINA IN COLLE – Ed. 2009

Potete trovare tutti gli approfondimenti nel libro “Cao del mondo – Il Caput Mundi di Santa Giustina in Colle” – Ed. 2009 e “Cose del Cao” – Ed. 2016. Per informazioni, info@associazionecaputmundi.it.

COSE DEL CAO – Ed. 2016

COSE DEL CAO – Ed. 2016

Potete trovare tutti gli approfondimenti nel libro “Cao del mondo – Il Caput Mundi di Santa Giustina in Colle” – Ed. 2009 e “Cose del Cao” – Ed. 2016. Per informazioni, info@associazionecaputmundi.it.

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